Ci rivolgiamo ora al compito di proporre una ridistribuzione di bene e male lungo tutto l’asse dei 4 + 2 partecipanti alla grande equazione “Giardino dell’Eden”. Ci guiderà in ciò il principio dell’interinclusione, secondo il quale l’unificazione tra degli opposti, è possibile solo quando in ognuno di essi si scopre un po’ dell’altro. Iniziamo dal meno noto, dal serpente.
In Isaia, 27,1 si parla dell’esistenza di due serpenti:
“il serpente diritto e il serpente piegato”
“nachash bariach ve nachash aqalaton”
Nel contesto letterale del verso, essi sono due aspetti di un unico malvagio mostro marino, dal nome “Liviatan” (il Leviatano), destinato a venire distrutto da Dio al momento della resa dei conti finale. Ma da sempre la Cabalà fa propria la libertà interpretativa di leggere significati diversi nei versi biblici, a volte perfino capovolgendoli. Ed ecco che il serpente diritto ed il serpente curvo diventano due aspetti di un’unica forza motrice divina, presente in tutto l’universo, sia macrocosmico che microcosmico. È la vitalità universale ancora nella sua forma bruta, non abbastanza differenziata. È una somma di potenzialità in parte già operative, in parte potenzialmente presenti ma non ancora attive. È un enorme serbatoio cosmico di capacità, di risorse, di conoscenza. A detta dei maestri di Cabalà, un tale serpente appartiene alla Santità, ed è essenziale non solo per il presente corretto funzionamento dell’universo, ma anche per la sua futura rettificazione.

Si guardi il grafico. Il serpente diritto è nel mezzo dei due semicerchi, che nel loro insieme sono il serpente piegato. Si potrebbe comprendere ciò in modo psicologico. La parte diritta è il conscio dell’essere umano. Quella parte conscia che ci dà la misura dell’essere diversi e distinti dagli altri individui. Essa ha una più o meno marcata dimestichezza con le proprie risorse. Le sono chiari sia i punti di partenza che quelli di arrivo. La parte retta segue delle direttive, dei principi, si attiene a delle etiche. Non ammetterebbe mai di essere malvagia o perversa. Il suo motore evolutivo fondamentale è il raziocinio, applicato ai campi più disparati. Sa di avere poteri limitati, di avere un principio ed una fine.
Il semicerchio a destra raffigura l’inconscio legato a piaceri e soddisfazioni. È il luogo degli amori, delle passioni, intese come occasioni per trarre godimento e soddisfazione. Potrebbero essere gli svaghi, oppure le gioie delle famiglia, giochi ed avventure. È una via non diritta, non facilmente integrabile con quella centrale, che cerca sempre di avere il predominio. Nella parte circolare c’è molto inconscio. La personalità, nelle sue scelte, è motivata da meccanismi creatisi in seguito a traumi, ad esperienze lontane, anche piacevoli, le famose fasi orali o altro, parti della propria educazione ormai dimenticate. A destra ci sono anche le passioni intense, al limite del concesso, del lecito. Ma solo fino al limite. La parte circolare destra risente molto più del controllo della parte rettilinea, di quanto non faccia la sua controparte a sinistra.
A sinistra c’è il semicerchio di quella zona dell’inconscio dove si raccolgono tutte le componenti di più difficile gestione. Quest’area si attiva nei momenti di rabbia, quando la personalità abbandona la prevedibilità e la dirittura del centro, per lasciarsi andare a drammatiche scene di irascibilità, grida e minacce. Oppure, essa domina la personalità nei periodi di tristezza cronica, di depressione. La vediamo in opera anche quando le paure sopraffanno l’individuo, bloccandolo oppure agitandolo ad una iper-attività compulsiva e psicotica. La parte sinistra del serpente è veramente la più difficile da gestire. Essa è la sede dei blocchi causati da paure ataviche, dalle repressioni subite da bambini, dai sensi di colpa, dal dolore delle punizioni ricevute per gli errori e le trasgressioni fatte. Tutto ciò si sposta volentieri, quasi travasa, nella parte circolare destra, cambiando polarità. Per un comprensibile bisogno di compensazione, una paura o un qualcosa che è stato troppo represso dalle proibizioni, diventa improvvisamente uno degli stati desiderati e ricercati, potenzialmente capaci di dare enormi dosi di piacere. A sinistra risiede, in particolare, la tendenza trasgressiva dell’individuo, la sua inclinazione verso atti ed azioni del tutto fuori dalle regole morali. Quando questa parte prende il sopravvento, perfino il segmento centrale si mette a sua disposizione, cessando di avere un ruolo critico, e passando ad un ruolo di un avvocato difensore, che trova ogni possibile cavillo ed interpretazione per avallare le scelte della personalità, anche se errate.
L’equilibrio tra le tre componenti suddette è oltremodo difficile. Il travaso destra-sinistra e viceversa, dovrebbe essere controllato, diretto, modulato, dalla parte centrale, rettilinea. Ma ciò non sempre è possibile, anzi, è la situazione tutto sommato, meno probabile.
La personalità individuale emerge da tutte queste interazioni, nella sua complessità, contraddittorietà, nella sua inconoscibilità variegata. Il serpente è l’anima vitale umana, nei suoi stati inferiori. L’essenza della struttura fisica umana è la colonna vertebrale, lo sviluppo e la crescita di un tenue filamento già presente nello spermatozoo che aveva fecondato l’ovulo. Nel contempo, nella parte circolare del serpente, hanno sede anche i grandi archetipi individuali e collettivi:
il Padre celeste, la Grande madre, la figura dell’anima gemella, l’eroe, il principe, la regina e la principessa, per citarne alcuni.
In un individuo poco consapevole, tutti questi vettori dell’anima si compensano a vicenda, e la risultante della loro sommatoria è una forza trascurabile. In tal caso, piuttosto che essere guidato da principi superiori, l’individuo in questione agirà sospinto dalle fluttuazioni casuali dei campi delle opinioni degli altri. Ma in determinati periodi ed occasioni della vita, uno o più di quegli archetipi emergono, e forniscono alla personalità una incredibile energia di funzionamento. L’individuo si trasforma, cambia stile e modo di comportamento, può iniziare ad agire seguendo principi altamente creativi e geniali. In conclusione, i tesori riposti nel serpente, pur con la loro patina pericolosa, perfino velenosa, sono di fondamentale importanza per il vivere umano.
Ritorniamo al testo biblico. I midrashim narrano che nel giardino dell’Eden Adamo ed Eva avevano un aspetto super umano, quasi fantascientifico. Erano altissimi, coi corpi ricoperti da una pelle luminescente. Le loro voci erano più soavi di quelle degli angeli. Anche il serpente, prima della caduta, non era di meno, era paragonabile al quello che oggi potrebbe venir definito come un uomo bellissimo, di straordinarie fattezze, dotato di una intelligenza acuta, superiore perfino a quella di Adamo ed Eva. Fu solo dopo il “peccato” che, come punizione, al serpente venne cambiato l’aspetto, amputati gli arti, e venne ridotto più o meno alla figura fisica dell’animale che conosciamo con quel nome.
Anche Adamo ed Eva subirono una grave riduzione, e si ritrovarono praticamente ad occupare fisicamente quello che era stato il corpo del serpente prima del peccato. Questa bellezza sarebbe però stata destinata a decrescere, a ridursi, col passare delle generazioni successive.
Vedremo in seguito i dettagli delle varie pene e punizioni inflitte.
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Ora introduciamo un concetto base, l’identità numerica tra il valore ebraico della parola nachash, serpente, e mashiach, Messia, 358.
È da sempre una delle identità numeriche (ghematrie) più problematiche di tutta la Cabalà, spesso citata dai detrattori di quest’ultima. Essi infatti dicono: “cosa volete dimostrare con tutte queste analogie numeriche? Volete forse dire che il serpente è il Messia?” La logica affermerebbe invece che si tratta di due figure opposte, e che sia proprio il Messia il personaggio che deve venire a rettificare gli errori originati con serpente, passati poi ad Adamo ed Eva. Questa è la logica, ma la logica è anch’essa un solo aspetto del complesso “serpente”, la sua parte centrale rettilinea.. la logica non è che un semplice frutto dell’albero della conoscenza. La realtà nuda e cruda è che senza la collaborazione del serpente, il Messia non potrà mai rivelare al mondo le vie per riportare l’Albero della Vita tra le possibili scelte ed opzioni dell’essere umano.
Da sempre il serpente è lo schermo preferito sul quale proiettare le ombre negative dell’esistenza. Su di esso vengono buttate tutte le parti non riconoscibili e non accettabili della propria personalità. Il cattivo, il tentatore.. ma cosa voleva veramente: solo rovinare Adamo ed Eva? Ma da dove veniva una tale creatura così malvagia in un luogo così perfetto come il giardino?
La risposta è una sola: anche il serpente era agli inizi una creatura meravigliosa, per nulla malvagio. Era un angelo in missione. La missione gli era stata affidata da Dio stesso, e consisteva nel mettere alla prova le due nuove creature di Dio, Adamo ed Eva, che dovevano ricevere l’iniziazione alla libertà e alla indipendenza delle proprie scelte. Dovevano iniziare la via verso il raggiungimento della Consapevolezza universale. Pur nella loro risplendente perfezione, Adamo ed Eva erano come due infanti, quasi due automi, due creature meravigliose ma che avevano ricevuto tutto ciò che possedevano come semplice dono. C’è un concetto in Cabalà di “pane della vergogna”. In breve, esso afferma che cibarsi e nutrirsi di un qualcosa che non si è meritato, o per il quale non si ha lavorato in nessun modo, è fondamentalmente negativo, e lascia in coloro che se ne cibano, un senso di vergogna. E’ importante comprendere questo concetto: la vergogna che coglie Adamo ed Eva dopo il frutto proibito, e che li costringe a nascondersi, era già presente in loro, come tangibile potenzialità, già ben prima del peccato, e non ne è la sua conseguenza diretta.
Adamo ed Eva avevano un compito importantissimo da svolgere. Intorno a loro, oltre ai confini del Giardino, c’erano le rovine delle prime creazioni, c’erano milioni di anime, di persone, in pena.. le creature dell’Olam ha Tohu, dei primi mondi costruiti da Dio e poi distrutti, nel segreto del “fabbricava mondi e li distruggeva”.
Quei mondi, e le persone che vi dimoravano, aspettavano la redenzione, l’attendevano con una urgenza disperata, volevano qualcuno che insegnasse loro come uscire dalla relatività dell’eterno ripetersi del ciclo creazione-distruzione. Adamo ed Eva avrebbero dovuto essere i Messia, lui il Figlio di Davide, lei il Figlio di Yosef. Per fare ciò dovevano attivare in modo autonomo, liberamente scelto, le loro enormi e perfette potenzialità. Il serpente era un angelo in missione, rappresentava le anime del mondo del Caos, tutte le loro esigenze, il problema esistenziale di chi sa così tanto della vita e del mondo, ma che tutto ciò non gli serve per essere felice.
C’era un modo, difficile, improbabile, nel quale Adamo ed Eva avrebbero potuto svolgere il loro compito tramite la via della gioia e della felicità. Lo tentarono. Il serpente era l’angelo divino che era venuto a dare loro l’iniziazione necessaria. Gli angeli sono creature molto speciali, pur avendo un’esistenza in qualche modo separata da quella di Dio, sono sempre connessi con la Sua volontà. Per fare un esempio tratto dal mondo spiegato oggi dalla fisica, gli angeli vivono in uno stato di consapevolezza da “campo del punto zero”. Pur non avendo nulla in se, il “campo zero” è il più alto stato energetico noto: un insieme di innumerevoli coppie elettrone-positrone, che si manifestano per brevissimi intervalli di tempo, ordini di grandezza vicini al tempo di Planck (circa 10 alla -44 secondi), si scontrano per annichilarsi in un fotone anch’esso destinato a restare solo pochi istanti infinitesimali. Simbolicamente, è una condizione di parità simmetrica materia-antimateria, tutta immersa nella luce. Ecco perché gli angeli, creature di luce, possono agire nel mondo fisico senza necessariamente farne parte.
Il serpente arrivò nel giardino per ricordare ad Adamo e a Eva il compito per il quale erano stati creati. Preso da dinamiche molto imprevedibili, avvenute altre volte in incontri ravvicinati tra essere umani ed angeli, il serpente usci dalla consapevolezza del campo del punto zero. Acquistò un ego ed una consapevolezza separata. Vide Eva e se ne innamorò. Il serpente conobbe Eva, che ebbe una reazione positiva al suo approccio. Pur non essendo deducibile da qualche immediato dettaglio del testo, c’è chi dice che Eva permise all’amore del serpente di entrare in lei, e che nessuno sa quanto veramente in profondità esso sia penetrato. E non si pensi ad una passione fisica, come apparentemente indicato dai midrashim.. era un amore totale, quale quello provato dal re Davide per Batsheva, la prima volta che la vide. Un amore travolgente e sconvolgente. Era l’amore di chi ha sempre cercato la perfezione e se la trova davanti per la prima volta. Il serpente non voleva il male di Eva, voleva corteggiarla offrendole il più bello ed importante dei doni che egli possedeva: la Conoscenza. E lo fece.
Ed Eva conobbe.. la conoscenza è tutta la storia dell’umanità. Dagli inizi alla fine. Il viaggio è quello dalla conoscenza separatrice a quella unificatrice. Il primo stato di unione di Adamo ed Eva in Paradiso era simile a quello di due feti, ancora contenuti nel grembo materno, perfettamente protetti e nutriti. Il passaggio era inevitabile il distacco, la nascita.. la discesa.. il confronto con l’imperfetto, tutti i problemi che ciò causa. Ma la medicina è una ed una sola.. il passaggio dalla conoscenza separatrice a quella unificatrice.. ed è quanto sta avvenendo oggi in termini di umanità complessiva.
Il resto del racconto degli eventi del Giardino è una serie successiva di errori, che si amplificarono vicendevolmente, fino a travolgere tutti, ripetiamo, tutti, i personaggi del racconto. Tra gli aspetti più deprimenti c’è l’estrema poca fiducia che Adamo aveva mostrato per Eva fin dagli inizi. Al comandamento di Dio:
“non ti ciberai dell’albero della conoscenza.. ”
(Gen. 2, 17)
Adamo, in seguito aveva aggiunto ad Eva anche la proibizione di toccare l’albero stesso. Adamo fu il primo di una lunga serie di personaggi di spicco del mondo etico e moralistico, che concepiscono precetti da venire aggiunti a quelli già esistenti, onde, in teoria, rendere più difficile il cadere in errori e peccati.
Come ampiamente narrato da tutti i Midrashim, il serpente si appoggiò proprio su quel precetto in più, aggiunto da Adamo. Chiese ad Eva quale fosse la situazione nei confronti del cibarsi degli alberi. Lei, fedelmente, rispose:
..”del frutto dell’albero che è nel mezzo del giardino, Dio ha detto: non ne mangerete e non lo toccherete”
Gen 3, 3
Il “non ne toccherete” era farina del sacco di Adamo. Siamo ancora prima del gesto fatale. Come mai Adamo già non si fida della donna, al punto di metterle delle regole in più, di propria iniziativa?
I midrashim unanimi raccontano che il serpente spinse Eva contro l’albero proibito, questa lo toccò, e vide che non succedeva nulla.. e così lei ne trasse la conclusione che anche mangiarne non sarebbe stato così disastroso. Nonostante quel primo gravissimo fallimento della tecnica dell’aggiungere regole alle regole, tutt’oggi è la pratica dominante negli ambienti religiosi ortodossi dell’ebraismo, ignorando un principio che afferma chiaramente: “colui che aggiunge è come se togliesse” (kol ha mossif gorea). E’ pur vero che esiste un precetto di “farai una siepe alla Torà”, e “colui che aggiunge è lodevole”, ma è ignoto dove vi sia una specularità tra quei poli, o a che punto si sia rotta la super-simmetria che sicuramente esisteva tra di loro agli inizi.
Ma il punto non è questo, ma sta piuttosto nella infelice reazione degli esseri umani agli effetti della conoscenza appena acquisita. E non si pensi che fossero reazioni automatiche. Più passava il tempo più cresceva in Adamo ed Eva la libertà di scelta. Il pudore, il sentirsi nudi, il nascondersi, reazioni sane e comprensibili, si direbbe. Bene, può darsi. Tuttavia furono automatismi e non guidati dall’utilizzo dei nuovi acquisiti poteri, poteri e capacità che certamente non erano presenti quando iniziò la catena dello scaricabarile:
“La donna che mi hai dato ella me ne ha dato..
“Il serpente mi ha ingannata…”
La caduta e lo slittamento sono totali. Il serpente viene punito con l’opposto di ciò che desiderava di più: invece dell’amore, tra lui ed Eva ora ci sarà sempre e soltanto l’inimicizia, “eivà”, l’odio (cap. 3 verso 15). Eva viene punita con i travagli del parto e con il dover sottostare al marito. Adamo? Dovrà lavorare duramente. Perfino la terra riesce in qualche modo a meritarsi una maledizione:
“maledetta sia la terra per colpa tua..”
Gen 3, 17
E Dio? Che figura ci fa Dio in tutto ciò? I primi due capitoli del Genesi lo vedono nel ruolo glorioso del Creatore, del Saggio Architetto che ordina l’intera creazione, fino al Suo capolavoro, fino ad Adamo. Fino alla domanda che pone ad Adamo: “Dove sei?” domanda magistrale, che ognuno di noi dovrebbe farsi ogni momento, Dio è il Saggio e il Maestro a tutti gli effetti. E poi? A quanto pare gli effetti del frutto proibito si fanno sentire anche sulla Sua immagine. Di colpo Egli diventa giudice e castigatore. Ci siamo troppo abituati a quegli aspetti della realtà, non ce la possiamo nemmeno immaginare priva: giudizi e condanne. Giudizi e condanne di ogni tipo hanno continuato a colpire l’umanità, colpevole o innocente, non fa differenza, ininterrottamente, da allora a oggi.
Ma domandiamoci se ciò sia inevitabile: non è piuttosto una sola versione delle possibilità? Non è forse il continuare la catena di errori iniziata da Adamo ed Eva che tremano impauriti? Non c’è forse nell’albero della conoscenza anche il bene? Non c’è forse in esso un’altra possibilità, un’altra opzione attivabile dalla benedetta, ormai acquisita, libertà di scelta?
E’ forse a caso che il valore numerico di nachash-serpente sia lo stesso di mashiach-messia? 358.. senza per ora entrare nella ricchissima simbologia di questo numero, fondamento di tutta la Cabalà.. il doppio otto, il raddoppio dell’Infinito verticale…
Anche il Dio degli eventi del giardino e decaduto nel suo ruolo. È diventato severo, cattivo! Ma che serie di punizioni! Inappellabili per di più. Che processo fu mai? Dov’era una avvocato difensore? Dov’era la possibilità di invocare grazia?
Ci si metta, per così dire, nei panni di Dio, la sera, dopo la cacciata. Solo, perfetto, riflette sugli eventi. Il giardino è vuoto, i suoi due capolavori, Adamo ed Eva, siedono nell’oscurità più fitta, interna ed esterna, al limite della depressione totale. Il serpente, il Suo emissario, si sta rotolando nella polvere, cercando di guarire le ferite che gli rimangono al posto degli arti, ormai amputati. Forse sogna l’amore che ha avuto per pochi istanti, e poi gli è stato cambiato in odio.
Ci si sentirebbe soddisfatti di tutto ciò? Ci si auto congratulerebbe? Bel finale, vero? E gli applausi? Chi glieli fa gli applausi: Adamo, che nel frattempo si è anche allontanato da Eva, il primo divorzio della storia? Eva, che forse sta usando le mani per asciugarsi le lacrime? O il serpente che le mani non le ha più?
È ovvio che l’equazione iniziale non è risolta. È evidente che qualche calcolo non ha funzionato, e che il male non è rimasto confinato ai “cattivi”. A questo punto sembrano tutti cattivi e malvagi! O terribilmente severi.. E il bene? Non doveva esserci anche del bene nel frutto della conoscenza? Se si, diventa chiaro che non lo si può limitare a solo uno o due dei sei partecipanti al dramma che si svolge nel Giardino. La scelta diventa l’estenderlo il più possibile, oltre l’immaginario, fino ad abbracciarli tutti. Se Adamo fa coppia con Eva, l’Albero della Vita la fa con quello della Conoscenza (Da’at è a tutti gli effetti una delle sue Sefirot), con chi fa coppia Dio? Ovvio, col Messia, il 358.
Ci avviamo alla conclusione di queste lunghe riflessioni. Non volevamo promuovere una nuova via, una rivoluzionaria medicina agli eventi dell’Eden. Semplicemente, ci premeva portare in evidenza i suoi profondi, nascosti e dimenticati aspetti, insieme al bisogno di cambiare la percezione e la lettura che solitamente ne vengono dati.
Ora vorremmo proporre una applicazione di un famoso insegnamento della Cabalà, riguardante le due Luci che scorrono lungo l’Albero della Vita:
la Luce diretta (Or Yashar) e la Luce ritornante (Or Chozer)
La Luce diretta ha origine nell’Infinito, scende da un gradino all’altro, attraversa tutte le Sefirot, le riempie e le nutre, fino ad arrivare a Malkhut, il Regno, la più bassa. Questa è la sua ultima stazione.
Da qui inizia un nuovo tipo di luce, quella Ritornante. È tutta in ascesa. Essa non è un semplice riflettersi della prima luce, una specie di sua immagine speculare, ma è di natura profondamente diversa. Pur se inferiore, pur se parte dal basso, è oltremodo importante all’economia di tutto il creato. Nel suo salire, essa interagisce con quella discendente. Le due Luci si accoppiano e si intrecciano in vari modi, ed è da ciò che nascono le Sefirot, i frutti dell’Albero. Non le si pensi come due fenomeni consecutivi, prima l’uno e poi l’altro. Forse si, ma solo se immaginati in una dimensione dove il tempo è un vettore irreversibile. In dimensioni più profonde dell’Essere, queste due Luci sono simultanee, anche se decisamente la seconda è parte di ciò che la prima genera e crea.
Da un punto di vista più fisico, la Luce ritornante è il canto di bellezza emesso dal creato e da tutte le creature. Ogni movimento, animato o inanimato, ogni respiro, ogni sorriso, ogni colore, onda, particella, pianeta e galassia, sono la fonte di note e di armoniche, che si aggiungono l’un l’altra nella più strabiliante e complessa delle sinfonie possibili. Gli esseri umani ne sono la parte principale, poiché con il libero arbitrio scelgono che tipo di note aggiungere, quali melodie sovrapporre..
Dolore, piacere.. accettazione, rifiuto.. comprensione, ignoranza.. amore, indifferenza..
Pur essendo tra le più piccole e meno numerose delle creature, gli esseri umani stabiliscono la qualità complessiva della Luce Ritornante, fino a che livello essa arrivi, in che grado di intimità si unisca alla Luce diretta, ecc.
L’argomento è vasto e complesso. In breve, ricordiamo qui un detto della Cabalà, secondo il quale la Luce Ritornante non solo arriva fino al luogo dove ha avuto origine la Luce Diretta, ma entra più in profondità dei recessi del Divino superno, che ha generato la Luce Diretta. Meglio, si dice che arrivi più in alto ancora. La Luce Diretta è l’origine delle Luci che riempiono le Sefirot, cioè i vari gradi dell’Essere. La Luce Ritornante è l’origine dei Recipienti, cioè di quello che permette alle Luci di venire contenute e rivelate. L’espressione cabalistica esatta è:
“la sorgente dei Recipienti (Kelim) è superiore alla radice delle Luci (Orot).”
Applicando queste osservazioni di base alle riflessioni sui personaggi degli eventi del Giardino: il rapporto Dio-Uomo inizia quando questi gli soffia nelle narici la nishmat chaim, l’anima della vita. Poi, se i lettori ci concedono la descrizione fatta, a misura umana, dell’enorme riduzione avvenuta dopo il delitto e il castigo, anche il Creatore appare provato, diminuito, dagli eventi. Sovente, nella Bibbia, Egli assume il ruolo di Colui che si offende, si arrabbia, si vendica, maledice. E’ ormai arrivato il turno di Adamo di soffiare un po’ di vita nelle Sue narici. Quante volte nel corso della storia ciò è stato fatto dai grandi e dai piccoli! Si pensi solo al santo Ba’al Shem Tov, e alla sua gioiosa e mistica re-interpretazione dell’Ebraismo, inteso come sistema di vita e di fede quotidiana per milioni di Ebrei. Un esempio tra i molti. Certo, ognuno di noi, adesso, in questo momento, nei suoi prossimi momenti, può sentire questa urgenza. A livello del piano evolutivo cosmico, siamo in piena fase di Luce Ritornante. È arrivata la nostra occasione di restituire a Dio vitalità, freschezza, anima, significato, pace, serenità, perdono…
E il respiro di ritorno è un soffio, e l’origine del soffio è nel serpente che “fischia” verso il tallone di Eva.. ma questo sarà l’argomento di un prossimo articolo.
Grazie per l’attenzione.
Nadav
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parte mancante della storia
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